Il gas è un alleato fondamentale dell’edilizia: parola di ANDIL

Luigi Di Carlantonio, presidente dell’associazione dei produttori di laterizi, ci spiega come il gas naturale sia imprescindibile nella quotidianità di un’azienda del settore

Luglio 1, 2019

Riprende il nostro “viaggio” tra i comparti industriali che dipendono dal gas: parliamo di quello dei laterizi, dei materiali che servono per costruire le case e gli edifici pubblici. Con Luigi Di Carlantonio, presidente dell’ANDIL, l’associazione di categoria dell’industria italiana dei produttori di laterizi, che rappresenta circa il 71% dell'intera produzione nazionale, che nel 2018 è stata di 4,5 milioni di tonnellate, scopriamo questo settore che attualmente conta 76 imprese e 94 stabilimenti di produzione. Da qualche anno il settore è in crisi, ma l’ANDIL ha anche un suo progetto per il rilancio.

Presidente Di Carlantonio vogliamo spiegare cosa sono i laterizi?

Il laterizio è un materiale che “circonda” la nostra vita quotidiana. Le mura delle nostre case, i tetti, i pavimenti e i solai, nel nostro paese, sono costituiti in gran parte dai laterizi. È un prodotto fatto di argilla cotta in appositi forni, molto semplice e ha varie destinazioni d’uso. È un materiale antico, utilizzato da sempre, ed è parte della vita quotidiana. Lo troviamo nelle costruzioni più antiche, come il Colosseo a Roma, e nelle nostre case di oggi. È un materiale che nasce con l’uomo, negli anni ha avuto un’evoluzione, anche nelle modalità di produzione, e oggi offre nuove particolari caratteristiche di impiego. Le caratteristiche innovative di rilievo, di oggi, sono due: l’isolamento termico e la parte strutturale per quanto riguarda l’edilizia antisismica.

Ci sono delle aree produttive particolari ed importanti nel nostro Paese?

Possiamo dire senza temere di essere smentiti che, in Europa, l’Italia è per eccellenza la nazione del laterizio! Le multinazionali, che noi abbiamo all’interno dell’Associazione, che sono venute in Italia ad investire, sono arrivate, hanno sviluppato impianti e stabilimenti, proprio perché l’Italia è la nazione del laterizio rispetto a Francia, Germania e anche all’Inghilterra. Dunque l’eccellenza è distribuita su tutto il territorio nazionale perché da noi tutto si fa con il laterizio. Gli stabilimenti di produzione sono circa 100, producono elementi in laterizio destinati prevalentemente all'edilizia residenziale nei suoi diversificati comparti costruttivi (murature, coperture, divisori, rivestimenti, pavimentazioni e strutture orizzontali). Si tratta di imprese di dimensione medio-piccola, molte delle quali a conduzione familiare. L'industria italiana dei laterizi sta producendo, negli ultimi anni, 4,5/5 milioni di tonnellate di laterizi, per un valore di circa 350 milioni di euro ed impiega 3.500 addetti. La capacità produttiva è più del doppio della produzione attuale ma, in questi ultimi anni, a causa della crisi per la quale si sono cercati materiali alternativi e la gente ha cercato soluzioni edilizie diverse e più economiche sui materiali da costruzione, abbiamo avuto una flessione nel “sistema laterizio”, che ancora non siamo riusciti ad organizzare al meglio. Inoltre, ci sono state chiusure ed aggregazioni tra imprese ma il settore continua ad avere la sua stabilità.

Come entra il gas naturale nel ciclo produttivo di un’azienda dei laterizi?

Il processo di produzione dei laterizi è lineare: l’argilla viene formata, essiccata e cotta. La prima fase, quella della formazione del laterizio è molto semplice e si attua mettendo i due materiali in forme prestabilite che danno origine al mattone pieno o ai blocchi forati, alla tavella o ai solai e fondelli, alle tegole o ai coppi, ai pavimenti in cotto. Le rimanenti due, essiccazione e cottura, sono altamente energivore e richiedono un grande consumo di gas. Mediamente occorrono 50metri cubi di gas per produrre una tonnellata di laterizi. In passato, venivano utilizzati anche l’olio combustibile e il carbone, ma da circa 20 anni è il gas naturale la fonte principale, nella misura di oltre il 97% in termini energetici, poiché è un combustibile fossile sì, ma garantisce sia il minore impatto ambientale sia l’efficienza migliore dal punto di vista produttivo.

Utilizzate anche impianti di cogenerazione nel ciclo di produzione?

Sia per l’essiccazione che per la cottura sono generalmente utilizzati forni “a tunnel”, quindi molto lunghi, fino ad oltre cento metri, con temperature basse in essiccazione ma che possono raggiungere, in cottura, fino a 1.000° C. Tipicamente, una parte dell’energia necessaria per l’essiccazione viene prelevata direttamente dal forno di cottura. Per quanto riguarda la cogenerazione, questa è presente nel 10% degli impianti ed il calore generato va anch’esso ad alimentare l’essiccatoio.

Qual è l’incidenza del costo del gas sul vostro comparto?

L’incidenza è mediamente intorno al 25% sul fatturato e del 75% sul VAL (valore aggiunto lordo), dunque è un valore enorme che richiede obbligatoriamente un’ottimizzazione degli impianti relativamente all’efficienza.

E proprio riguardo all’efficienza energetica, ci sono innovazioni tecnologiche “in house” che le aziende di laterizi hanno adottato, specie su questi forni?

I forni hanno una “vita” media di 30 anni e, in questi ultimi dieci, hanno avuto degli interventi manutentivi, in linea con le “texture” del settore, volti all’innovazione tecnologica proprio riguardo all’efficienza e per contrastare la crisi del settore. Uno di questi riguarda il recupero del calore nella fase della cottura per usarlo in quella dell’essiccazione che si può fare a temperatura più bassa. Questa tecnica, di “recupero in forno” è diffusa nei nostri impianti praticamente al 100%. In questo periodo di crisi quello che inficia maggiormente l’efficienza è il minore utilizzo degli impianti: con accensione e spegnimento continui degli impianti è chiaro che il consumo specifico aumenta.

Quali sono le iniziative intraprese dal comparto rispetto all’economia circolare?

Il recupero di rifiuti e materie secondarie o “end of waste”, nel processo produttivo, è una pratica che il settore ha sempre utilizzato, già dal decreto Ronchi e dalle successive ‘procedure semplificate’: scarti ceramici, terre di fonderia, fanghi ceramici e di cartiere…tutto si presta al recupero, rifiuti e non, e questo viene riconosciuto dai Criteri ambientali Minimi come una qualità del laterizio nella definizione degli appalti verdi per la Pubblica Amministrazione. Oggi è anche molto diffuso il recupero delle terre da scavo, in sostituzione dell’argilla da cava, e dei sottoprodotti anche per effetto delle semplificazioni normative in materia che hanno favorito l’attività di recupero. Inoltre, anche nel fine vita degli edifici, i laterizi possono essere facilmente recuperati o più semplicemente riutilizzati. È il caso, ad esempio, delle tegole e dei coppi invecchiati che vengono montati sui nuovi tetti, per dare naturalezza, eleganza ai nuovi edifici, perfettamente integrati nel contesto urbanistico e paesaggistico in cui sono inseriti.

Riguardo ai costi dell’energia ci spiega cos’è la riduzione degli oneri energetici e perché siete preoccupati che finisca?

In realtà i temi sono due: uno riguarda l’elettrico, dove la riduzione di oneri è già esistente, poiché prevista da una legge europea a fine 2017, l’altro riguarda il gas per il quale, invece, c’è un orientamento in questo senso, che ancora non è stato messo in pratica in Italia. Partiamo dall’elettrico: stiamo parlando degli oneri per incentivare la produzione di energia elettrica da energie rinnovabili sulle quali sappiamo che in Italia c’è grande attenzione. Per lo sviluppo di queste fonti, che sono l’eolico e il fotovoltaico, si è pensato di spalmare i costi, enormi, su tutti i consumatori sia industriali che civili. Per il consumatore industriale energivoro, che in questo modo si ritrova delle voci di costo importanti, che ne minano la competitività, è riconosciuta la possibilità di una riduzione degli oneri elettrici applicati, legata all’incidenza dei costi energetici sul fatturato o sul valore aggiunto. Per quanto riguarda la “parte gas” occorre portare a termine la misura di riduzione degli oneri parafiscali sul gas, a favore dei settori energivori gas proprio per recuperare il gap di competitività con le imprese di altri Paesi, già introdotta con la Legge europea del 2017.

Quali sono le altre istanze del comparto?

Viviamo una fase di transizione energetica “low carbon”, dunque non è pensabile una sostituzione del gas naturale con altre fonti energetiche, quali biomasse o elettrificazione, nel processo di produzione di laterizi e pertanto è necessario che il gas naturale mantenga il suo ruolo tra le fonti energetiche a minor impatto ambientale. È quindi fondamentale assicurare, da un lato la sicurezza di approvvigionamento del gas e, dall’altro, garantire un prezzo congruo con gli altri Paesi, essendo il gas un fattore di competitività delle nostre imprese. Pertanto, occorre anche investire nelle infrastrutture di approvvigionamento e rivedere i contratti di lungo termine di capacità di trasporto per una maggiore liberalizzazione del mercato e per aumentarne la liquidità del gas, con conseguente riduzione del prezzo. In termini di sicurezza, invece, le nostre imprese potrebbero assumere un ruolo attivo interrompendo i propri consumi in caso di criticità del sistema gas. È giusto però che, come in passato, questa disponibilità dell’industria sia remunerata, trattandosi di un servizio prestato per la sicurezza del Paese.

Può dirci in poche parole in cosa consiste il vostro progetto di rilancio del settore?

Di case c’è sempre bisogno, quello che manca è una “politica per la casa”. Oggi, chi può comprare una casa con le difficoltà che fanno le nostre banche per concedere mutui a chi non ha un lavoro più che stabile? Con le tasse che gravano sulle seconde case, quante persone riescono a tenersele e a non venderle? Tutto questo ha portato un blocco totale del mercato immobiliare che ha un invenduto consistente che, per giunta, restando tale provoca un decremento del valore di questi immobili che, così inutilizzati, diventano vecchi, non a norma e quindi poco appetibili. Noi abbiamo elaborato un progetto, denominato “Abbattere per costruire” che, però, non va inteso in senso speculativo: noi pensiamo che con l’abbattimento di un palazzo, situato in una zona di periferia, che consuma troppa energia, non è norma con le regole antisismiche, non è dotato di garage o altre pertinenze…abbattere un palazzo di questo tipo e ricostruirlo secondo le nuove normative, e con una “politica della casa” che supporta tutto questo, significa che in quindici anni la casa sarebbe ripagata e il Paese avrebbe un patrimonio immobiliare adeguato alle innovazioni. Certo, dal canto nostro, tutte le imprese della filiera delle costruzioni dovrebbero unirsi e “fare sistema” ma, soprattutto, per sostenere questo ragionamento ci vuole una politica attenta al tema della casa e con una visione dell’urbanistica del futuro…che abbia il coraggio di attuare un importante piano per la ricostruzione del nostro Paese.