Moody’s, gas protagonista della transizione energetica

Entro il 2026 il gas naturale diventerà la singola fonte di energia più importante. Le compagnie petrolifere stanno aumentando la produzione di gas per ridurre le emissioni

Giugno 5, 2019

Sono gas naturale ed efficienza i due assi nella manica delle compagnie petrolifere mondiali per affrontare i cambiamenti climatici e portare avanti le iniziative previste dagli Accordi di Parigi. È quanto emerge da un nuovo report realizzato da Moody’s Investors Service che studia come le compagnie petrolifere partecipate dallo Stato in tutto il mondo, si stiano preparando ad aggredire i rischi legati alla transizione energetica.

Wood (Moody’s): alcune aziende non si stanno impegnando abbastanza

Come ha chiarito Steven Wood, amministratore delegato di Moody’s “alcune aziende stanno cambiando per motivi legati al business, altre de facto per via dei loro governi sponsor, mentre altre ancora stanno rispondendo solo in minima parte” alle sollecitazioni.

Aramco e Qatar puntano sul gas, Eni anche sulle rinnovabili

Tra le compagnie petrolifere parzialmente di proprietà statale in Europa, “l'Eni mira a ridurre la propria impronta di carbonio aumentando la produzione di gas naturale e sviluppando una maggiore capacità di generazione di rinnovabili”, evidenzia Moody's mentre in Norvegia le emissioni di Equinor “sono già significativamente al di sotto della media del settore”. La saudita Aramco “è concentrata sull’aumento della produzione di gas e sulla riduzione delle emissioni”, mentre Qatar Petroleum “beneficerà delle sue già grandi risorse di gas”, ha sottolineati l'agenzia di rating.

Petronas punta sulle rinnovabili, in Cina e India si punta sul gas

Spostandosi in Asia, “le compagnie petrolifere nazionali cinesi CNPC, Sinopec e CNOOC Group stanno tutte perseguendo strategie nazionali di riduzione delle emissioni, principalmente aumentando la produzione di gas naturale e gli sforzi di trasporto”, ha ammesso Wood. Stesso discorso per l'indiana ONGC “che sta cercando di aumentare la produzione di gas naturale”, mentre la malese Petronas, “che ha una significativa esposizione alla transizione energetica, ha iniziato a costruire il suo business nelle rinnovabili”.

Male le imprese nazionali in America Latina

In America Latina, a parte l'argentina YPF, le altre compagnie petrolifere nazionali per la maggior parte “non risultano ben preparate per affrontare un mercato a basse emissioni”, osserva l’agenzia di rating: “La brasiliana Petrobras ha finora investito solo in minima parte in fonti alternative e produce poco gas naturale, anche se si è impegnata a ridurre le emissioni. La colombiana Ecopetrol ha adottato le proprie strategie di riduzione delle emissioni, ma non ha adottato misure per attuare gli accordi internazionali. Nel frattempo, l’elevato indebitamento e la tassazione hanno in gran parte impedito alla messicana Pemex di effettuare investimenti considerevoli in energie alternative o sequestro della Co2”.

Livelli di rischio “divergenti” per l’area dei Paesi ex sovietici

Discorso diverso per le major statali dell’ex Unione Sovietica che presentano livelli divergenti di rischio di transizione: “Il mix produttivo di Gazprom in Russia include già l’85% di gas, Rosneft ha adottato misure per aumentare la sua produzione di gas naturale. La kazaka KazMunayGas e l’azera SOCAR, infine, stanno entrambe attuando strategie per ridurre il consumo energetico e le emissioni”, ha concluso Moody’s”.

Gas destinato a diventare la singola fonte di energia più importante entro il 2026

Difficilmente il mondo potrà dunque fare a meno del gas nel processo di transizione verso una progressiva decarbonizzazione del mix energetico. Come ha evidenziato qualche mese fa anche un report di Dnv Gl, entro il 2050 si dovrebbero triplicare le somme impiegate in rinnovabili e diminuire di un terzo gli investimenti nelle fonti fossili. Ma se la quota delle fonti fossili dovrebbe passare dall’attuale 80% al 50% entro la metà del secolo, all’altro 50% ci penseranno le rinnovabili. E il gas naturale diventerà la singola fonte di energia più importante entro il 2026 e soddisferà il 25% dei bisogni energetici mondiali entro il 2050. A differenza del petrolio che raggiungerà il picco massimo nel 2023, mentre il carbone lo ha già raggiunto.